Rassegna stampa

Se la domanda è sempre: figli o carriera?

Il lavoro condiziona la nostra vita e incide su decisioni così delicate e personali come quella di avere figli. “Figli o carriera?”, è una domanda silenziosa, implicita, che aleggia in tanti ambienti di lavoro e che spesso impedisce, a chi non ha una rete familiare o risorse economiche adeguate, di fare entrambe le cose. «Ho […]

Il lavoro condiziona la nostra vita e incide su decisioni così delicate e personali come quella di avere figli. “Figli o carriera?”, è una domanda silenziosa, implicita, che aleggia in tanti ambienti di lavoro e che spesso impedisce, a chi non ha una rete familiare o risorse economiche adeguate, di fare entrambe le cose.
«Ho rinunciato ai figli per fare carriera», è una frase che ho sentito ripetere spesso. Sia da uomini, sia da donne. Oggi però una ricerca condotta da Ipsos e promossa dallo studio legale Lexellent svela le dimensioni di questo fenomeno.
La motivazione lavorativa – a guardare i risultati del sondaggio condotto su un campione di mille persone – sembra essere infatti, per il 63% degli intervistati, la ragione principale per la quale gli italiani e le italiane non fanno figli.
E tuttavia il 76% di loro assicura che i figli li avrebbero fatti se l’azienda per cui lavorano avesse messo in atto politiche di conciliazione vita-lavoro valide. Il 66% degli intervistati ha, invece, dichiarato che ne avrebbe voluti di più se le condizioni lavorative ed economiche lo avessero permesso.
La ricerca svela un mondo del lavoro nel quale diventare genitori viene ancora interpretato come un ostacolo alla carriera, e dove i servizi per conciliare lavoro e famiglia mancano o non sono conosciuti dai lavoratori e dalle lavoratrici.
Ma che cosa vorrebbero i lavoratori per vivere meglio il loro essere mamme e papà sul posto di lavoro? Il 54% dei genitori ha chiesto la possibilità di lavorare da casa, mentre il 52% vorrebbe avere maggior flessibilità negli orari di lavoro.
Dal sondaggio emerge inoltre la percezione che il welfare non sia ancora visto dalle aziende come una leva per far aumentare il benessere e quindi la produttività dei lavoratori, ma solo come un onere in più. Cambiare la prospettiva è una sfida che riguarda tutte le aziende perché, come ha spiegato Giulietta Bergamaschi, partner di Lexellent: «Una politica di conciliazione tra vita e lavoro dei dipendenti è l’unico sistema per attirare e trattenere i migliori talenti e per avere in azienda un clima positivo che favorisca un aumento di produttività».