Terzo settore: tra statuti, registri e bilanci il non profit si complica

Antonio Ranalli ha condotto per Italia Oggi un’indagine sullo stato dell’arte del Terzo Settore in Italia e ha intervistato i maggiori esperti tra i quali Marco Chiesara, partner di Lexellent.

La riforma del mondo del non profit è realtà.
Il Codice del Terzo settore (Dlgs n. 117/2017), che dà attuazione alla delega per la riforma del terzo settore contenuta nella legge 6 giugno 2016, n. 106, ha cercato di riordinare il settore, ma molti aspetti restano ancora da chiarire. Dal 2017 a oggi, infatti, per fondazioni, associazioni di promozionale sociale e Onlus sono entrate in vigore ulteriori nuove norme, come il Dlgs n. 105/2018 che ha modificato il Codice, e il decreto sulla revisione dell impresa sociale (Dlgs 112/2017), poi modificato a luglio 2018, che hanno in parte riscritto quella normativa. E a luglio il ministero del lavoro ha pubblicato le linee guida per la redazione del bilancio sociale degli enti del Terzo Settore (in Gazzetta Ufficiale n. 186 del 9 agosto 2019). Insomma, una stratificazione di normative che stanno rendendo complessa la vita per chi vuole operare nel mondo del non profit e che rendono sempre più importante, per questi soggetti, rivolgersi a consulenti esperti. Che evidenziano problemi oggettivi nella normativa.

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Significativo è anche l’aspetto legato al mondo del lavoro. «Sotto il profilo dei rapporti di lavoro il Dlgs117/2017 prevede il divieto di attribuire ai lavoratori subordinati o autonomi, retribuzioni o compensi superiori del 40% rispetto a quelli previsti, per le medesime qualifiche, dai contratti collettivi e che la differenza retributiva all interno della stessa organizzazione tra lavoratori dipendenti non possa essere superiore al rapporto uno a otto», afferma Marco Chiesara equity partner di Lexellent, «il limite alle retribuzioni meriterebbe un intervento di riforma. Si tratta infatti di un vincolo erede di un concetto di terzo settore, a mio modo di vedere, paternalistico. La leva economica è fondamentale per attrarre i migliori talenti, e non poterne disporre completamente, impedisce agli Ets di potere accedere alle risorse migliori e più competenti e rischia di limitare lo sviluppo di questo settore, con ciò frustrando le finalità stesse della norma in esame. Da ultimo mi permetto anche di segnalare l incompatibilità assoluta tra attività di volontariato e lavoro subordinato o autonomo. Anche in questo caso mi pare che si tratti di una disposizione sulla quale è auspicabile un intervento di riforma».

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