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La Brexit e le ripercussioni sul mercato del lavoro.

Gli effetti della Brexit sul mercato del lavoro avranno pesanti ripercussioni, magari non immediatamente avvertibili, ma nemmeno troppo lontane . Come sempre quando interviene un evento particolarmente significativo si tende a sopravvalutarne gli effetti nel breve periodo e sottovalutarne quelli a lungo periodo. Questo è avvenuto per tutte le più rilevanti invenzioni nel corso della storia […]

Gli effetti della Brexit sul mercato del lavoro avranno pesanti ripercussioni, magari non immediatamente avvertibili, ma nemmeno troppo lontane .
Come sempre quando interviene un evento particolarmente significativo si tende a sopravvalutarne gli effetti nel breve periodo e sottovalutarne quelli a lungo periodo. Questo è avvenuto per tutte le più rilevanti invenzioni nel corso della storia dell’umanità e questo avverrà molto probabilmente anche per la Brexit. In queste prime ore successive alla decisione inglese di lasciare la Comunità Europea sì sprecano i commenti su quali siano gli effetti. Per i prossimi due anni niente cambierà, almeno per quanto concerne le leggi sul lavoro, e probabilmente una serie di accordi bilaterali verranno raggiunti fra l’Unione Europea e Gran Bretagna per regolamentare una questione di vitale importanza quale la libera circolazione dei cittadini. Su questo probabilmente non ci sarà un grosso ritorno indietro. Quello che però cambierà in modo significativo, anche se per vederne gli effetti dovremo attendere qualche tempo, è l’aspetto legato al contributo dato dalla Gran Bretagna alla elaborazione legislativa e giurisprudenziale della Comunità Europea . Leggi come il Jobs Act  sarebbero probabilmente state inimmaginabili se la Gran Bretagna non fosse stata parte del meccanismo europeo e non avesse influenzato con la sua legge sui licenziamenti altri paesi come la Spagna e Italia tradizionalmente legati a sistemi molto più rigidi.
Quindi anche se la Gran Bretagna ha vissuto con fastidio le direttive comunitarie sul trasferimento di ramo d’azienda o l orario di lavoro, che hanno imposto  limiti alla libertà cui i suoi imprenditori erano precedentemente abituati, d’altra parte è innegabile che il  Regno Unito abbia spinto la CE a introdurre norme molto più flessibili di quelle che si sarebbero avute se non ci fosse stata la sua presenza al tavolo legislativo.
Altro aspetto da sottolineare è quello della standardizzazione delle norme che stava procedendo in modo spedito.
Oggi ancorché le singole legislazioni differiscono le une dalle altre esiste una comune matrice di riferimento, che fa sì che per l’interprete e soprattutto l’operatore del settore sia possibile muoversi all’interno delle legislazioni europee con una certa sicurezza. Da domani venuta meno quella cornice per la Gran Bretagna si dovrà fare riferimento alla sola legge locale e a norme non solo non aderenti, ma magari addirittura in contrasto con quelle comunitarie, Cosa questa che avrebbe pesanti ripercussioni sulla gestione operativa del personale.
Ciò è particolarmente importante per tutte quelle aziende che hanno centralizzato i loro dipartimenti HR a Londra e per le aziende, come spesso succede con le multinazionali americane, che cercano la standardizzazione delle regole interne e magari hanno l’Headquarter proprio a Londra, cioè in un paese che in breve tempo rischia di trovarsi culturalmente e legislativamente lontano dal resto dell’Europa.