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Inquietanti scenari sul fronte della criminalizzazione del diritto del lavoro.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione Sezione penale in materia di stalking apre nuovi scenari anche nel mondo del lavoro. La sentenza numero 26878 / 2016 ha infatti confermato la condanna per stalking a carico del condomino che aveva esasperato il suo vicino di casa. La sentenza si segnala perché afferma il principio che […]

Una recente sentenza della Corte di Cassazione Sezione penale in materia di stalking apre nuovi scenari anche nel mondo del lavoro. La sentenza numero 26878 / 2016 ha infatti confermato la condanna per stalking a carico del condomino che aveva esasperato il suo vicino di casa. La sentenza si segnala perché afferma il principio che il reato di stalking non necessariamente è confinato ai rapporti interpersonali, ma si può concretizzare anche nell’ambito di rapporti di natura del tutto diversa quali quelli condominiali. È facile allora arrivare alla trasposizione nel mondo del lavoro. Quello che fino a poco tempo fa veniva qualificato come mobbing, la cui prova richiedeva un rigoroso accertamento da parte del giudice del lavoro, si potrebbe facilmente  trasformare, nel futuro, nel reato di stalking, con gravi e pesanti conseguenze per l’imprenditore. Ma quello che più rileva è  che la concretizzazione, la prova e quindi l’accertamento della fattispecie di reato di stalking sarà più semplice che accertare e dimostrare il mobbing davanti al giudice del lavoro.
Si potrebbero così aprire scenari assai inquietanti ed assistere ad una “criminalizzazione” del diritto del lavoro. Superfluo sottolineare come diventi sempre più necessario vigilare su possibili episodi di molestie ed implememtare policy, e quindi strumenti di controllo della loro applicazione, volti a reprimere comportamenti indesiderati sul luogo di lavoro.