Approfondimenti

il lavoro agile.

Torniamo brevemente sul tema del lavoro agile. La legge che ne prevede l’introduzione nell’ordinamento giuridico italiano non è ancora stata approvata (i tre disegni di legge sul tema sono ancora all’esame delle commissioni competenti del Senato); tuttavia, l’attenzione su questa modalità di prestazione dell’attività lavorativa non è venuta meno. Molte pagine sono state scritte sul […]

Torniamo brevemente sul tema del lavoro agile. La legge che ne prevede l’introduzione nell’ordinamento giuridico italiano non è ancora stata approvata (i tre disegni di legge sul tema sono ancora all’esame delle commissioni competenti del Senato); tuttavia, l’attenzione su questa modalità di prestazione dell’attività lavorativa non è venuta meno. Molte pagine sono state scritte sul numero limitato di imprese che per il momento hanno attuato progetti di lavoro agile, con particolare attenzione al fatto che sarebbero le ragioni culturali proprie del nostro paese a impedire di fondare sulla fiducia il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore. Perché il lavoro agile abbia successo bisogna però porre l’attenzione anche sul punto di vista dei lavoratori, senza dare per scontato che accolgano con entusiasmo la proposta del datore di lavoro di prestare attività lavorativa in modo flessibile. Considerato che la prestazione di lavoro agile si attuerà, per quanto sembra, su base volontaria, perché la legge abbia successo occorrerà che l’offerta del datore di lavoro di lavorare fuori dall’azienda incontri l’esigenza di flessibilità dei lavoratori. Ciascun datore dovrà, quindi, porre particolare attenzione alle diverse istanze di flessibilità dei quali i suoi lavoratori si diranno portatori, in modo da dare loro risposte adeguate e concrete. Diversamente, se all’offerta di flessibilità non corrisponderà un’idonea domanda, la legge sarà destinata a risultati non soddisfacenti. Le esigenze dei lavoratori nei confronti del datore di lavoro mutano in ragione delle stagioni della vita. Da uno studio effettuato da www.smartworking.srl in occasione dell’ultima giornata del lavoro agile del 18 febbraio 2016, è risultato che l’età media dei lavoratori che usufruiscono degli spazi di coworking è di 38 anni. Questo potrebbe significare che i lavoratori più giovani, da poco inseriti nel mondo del lavoro, preferiscono recarsi in ufficio anziché godere della flessibilità. E ciò può anche significare che laddove non ci sia il bisogno, lo strumento messo a disposizione dal datore di lavoro rimane poco utilizzato. Attenzione, quindi, a non perdere di vista le esigenze dei lavoratori, una delle chiavi attraverso le quali le aziende potranno davvero lavorare con maggiore impegno sugli obiettivi, con benefici in termini di competitività.