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Che cosa succede con la Brexit ai lavoratori europei in Gran Bretagna? Per adesso aumento della burocrazia e possibili ripercussioni previdenziali e fiscali

Milano, 24 giugno 2016_ La domanda più ripetuta in queste ore, dopo l’annuncio dell’addio del Regno Unito all’Unione Europea, è che cosa può succedere alle oltre 800 mila persone di nazionalità italiana che lavorano in Gran Bretagna di cui circa 500 mila sarebbero nella sola area di Londra? Se venisse meno (non immediatamente ma in […]

Milano, 24 giugno 2016_ La domanda più ripetuta in queste ore, dopo l’annuncio dell’addio del Regno Unito all’Unione Europea, è che cosa può succedere alle oltre 800 mila persone di nazionalità italiana che lavorano in Gran Bretagna di cui circa 500 mila sarebbero nella sola area di Londra? Se venisse meno (non immediatamente ma in prospettiva entro i prossimi due anni) il diritto dei cittadini dell’Unione di risiedere e lavorare in Gran Bretagna? La risposta generale è che ancora non si sa, sarà ovviamente uno dei punti cardine dei negoziati che si apriranno nei prossimi giorni.
Owen Jones, partner responsabile del settore dei lavoratori stranieri dello studio di giuslavoro londinese Doyle Clayton Solicitors che fa parte del network internazionale Ellint (Employment & Labor Lawyers International), presente in otto paesi europei, spiega che «ci aspettiamo che I cittadini dell’Unione che attualmente lavorano nel Regno Unito continueranno ad avere il diritto di lavorare qui anche in futuro grazie agli accordi transitori in procinto di essere sottoscritti. Tuttavia riteniamo che ai cittadini dell’Unione verrà richiesto di ottenere una documentazione che affermi il loro diritto a lavorare, come un permesso di soggiorno temporaneo o permanente. Ai cittadini dell’Unione residenti qui verrà chiesto di presentare domanda per la naturalizzazione come cittadini britannici ogni volta che sia possibile. È una tendenza che è cresciuta molto negli ultimi sei mesi. La legislazione relativa al diritto al lavoro dovrà cambiare per permettere alle aziende britanniche di visionare questa documentazione prima di assumere cittadini comunitari. Tenuto conto che i cittadini comunitari attualmente impiegati nel Regno Unito sono circa tre milioni ci potrebbero essere grandi ritardi nello smaltimento della documentazione e suggeriamo alle persone di presentare la domanda di naturalizzazione il prima possibile per evitare lunghi tempi di attesa. Le domande per i permessi di soggiorno e la naturalizzazione erano già disponibili prima del referendum e stiamo attualmente lavorando per smaltire un gran numero di queste domande».
Sergio Barozzi, managing partner di Lexellent, lo studio milanese di diritto del lavoro che fa parte del network Ellint ha una lunga esperienza di lavoro a Londra e nel Regno Unito e molti clienti multinazionali che hanno sedi in Europa e in Gran Bretagna. A suo parere alcuni effetti della Brexit sono già prevedibili nel breve/medio periodo: «ci saranno notevoli ripercussioni previdenziali. Oggi la normativa comunitaria consente di continuare a pagare per non meno di 24 mesi la contribuzione nel paese di origine quando il lavoratore verrà inviato alla estero in distacco. Che cosa accadrà in futuro? Un’altra area coinvolta nel terremoto è quella della gestione dei dati personali (privacy). Con l’entrata in vigore del nuovo regolamento nel 2018 la GB avrà una legge diversa da quella europea? Se sarà così potrebbero esserci problemi a trasferire i dati dei dipendenti dall’Italia all’Inghilterra, il che renderà impossibile la esternalizzazione di centri di elaborazione dati, uffici paghe o anche solo dipartimenti delle risorse umane».
Secondo Barozzi dalla Brexit «verranno travolti i consigli aziendali europei, che sono gli organi di rappresentanza dei lavoratori a livello comunitario, con la conseguenza che le aziende potrebbero trovarsi costrette a condurre trattative su più tavoli separati e ad applicare accordi diversi in Gran Bretagna rispetto all’Unione. Parlando di lavoratori e quindi retribuzioni non si può certo dimenticare l’impatto fiscale, specie per quei lavoratori che sono retribuiti all’estero con piani di stock options inglesi o le cui remunerazione sono comunque legale alla piazza inglese. Nelle more della rinegoziazione di trattati sulla doppia imposizione i lavoratori potrebbero trovarsi quella parte di retribuzione tassata due volte o un’accusa di evasione».